Scrivere un articolo su cosa fare a Vienna non è semplice: le cose da vedere sono mille, ma tutto dipende dal tempo a disposizione e dagli interessi. Io ci ho messo giorni a stendere un itinerario che mi sembrasse sensato e che ci permettesse di vedere tutto quello che ci interessava, evitando perdite di tempo inutili negli spostamenti. E sono soddisfatta. Quindi, in questo post non troverete grandi consigli, ma semplicemente il racconto di quello che abbiamo fatto noi. Se avete gusti simili ai nostri, magari può esservi utile per programmare la vostra visita.



Premetto che per noi è stato tutto fattibile, senza corse. La sera eravamo stanchi, sì, ma mai esausti. E non c’è stato nulla che, col senno di poi, tralascerei.
Dove dormire e come muoversi a Vienna
Abbiamo volato con Ryanair da Orio, atterrando a Vienna intorno alle 10.30. Per comodità, sia all’andata che al ritorno abbiamo preso Uber: circa €35 a tratta, 30 minuti di viaggio fino all’hotel.
I biglietti dei mezzi pubblici (escluso il pass per l’aeroporto) costano €2,40 a corsa. Esiste anche un biglietto valido 72 ore con corse illimitate al costo di €17 a persona.


Noi abbiamo camminato tanto e preso Uber solo un paio di volte (oltre ai trasferimenti da/per l’aeroporto), quindi il pass non ci è servito. Ma è assolutamente da valutare se non avete voglia di fare millemila km a piedi, se avete più fretta o se il clima è meno clemente di quanto lo sia stato per noi.




Giorno 1: Biblioteca, Belvedere e Duomo
Dopo aver raggiunto il Ring a piedi, abbiamo passeggiato verso Hofburg per visitare la Sala di Stato della Biblioteca Nazionale. Avevo comprato i biglietti in anticipo (circa €11), senza data, quindi siamo entrati appena arrivati. La biblioteca è mozzafiato. I soffitti, alti 30 metri, sono affrescati; le scaffalature piene di testi antichi sono un balsamo per gli occhi e per il cuore di chi ama leggere. Nell’aria c’è quel profumo tipico delle biblioteche… meraviglioso. La visita è veloce, ma si può restare quanto si vuole. Io ci sarei rimasta tutto il weekend.




Da lì, sempre a piedi, ci siamo diretti al Palazzo del Belvedere. Volevo togliermelo dalle palle (sì, lo ammetto), ma oltre al giardino bellissimo, volevamo visitare l’Upper Belvedere. Abbiamo comprato i biglietti sul posto, in un attimo. La visita è durata circa un’ora e mezza. Il pezzo forte è ovviamente Il Bacio di Klimt, ma ci sono tantissime opere che meritano. Io adoro Schiele, e i suoi Amanti mi hanno lasciata senza fiato. Di Klimt ci sono diversi paesaggi, qualche ritratto, Il Bacio, appunto, e Giuditta, che avevo già visto ad Amsterdam in una temporanea. Rivederla mi ha fatto lo stesso effetto: lo sguardo magnetico della figura femminile è unico, secondo me.






Finita la visita, siamo tornati in centro per vedere il Duomo di Santo Stefano. C’era una funzione in corso, quindi non abbiamo potuto visitare tutta la cattedrale, ma l’effetto è stato comunque pazzesco. Fuori iniziava a imbrunire, e l’altezza della struttura, lo stile gotico e cupo, rischiarato dalle candele, è stato molto toccante. Bellissimo.




Dopo un’ultima passeggiata nei dintorni del Duomo, ci siamo rintanati in un cafè per riposarci in attesa della cena.
Giorno 2: farfalle, Hofburg e arte contemporanea
Il secondo giorno siamo partiti un po’ tardino dall’hotel, ma nonostante questo siamo riusciti a fare tutto quello che ci eravamo prefissati.
La prima tappa è stata la Casa delle Farfalle (Schmetterlinghaus), raggiunta a piedi con una bella camminata. Si tratta di una serra tropicale all’interno di quello che un tempo era il giardino del palazzo imperiale di Hofburg, oggi trasformata in un habitat per decine di specie di farfalle. Sono magnifiche. Siamo rimasti lì più di un’ora, estasiati, con il naso all’insù ad ammirarle volare in questo spazio bellissimo e gigantesco. Ci sono pannelli illustrativi e punti pappa con frutta fresca dove le farfalle si posano per nutrirsi. L’unica accortezza è non toccarle, per non far loro del male. Se però sono loro a posarsi su di te… beh, quella è una grande emozione. Il costo dell’ingresso è di circa €10 per gli adulti, e secondo me sono spesi benissimo.






Dopo pranzo (di dove mangiare/cenare/prendere un caffè ne parlo alla fine dell’articolo), abbiamo comprato online i biglietti per visitare il Sisi Museum. Ora, posto che di Sissi in sé ci importava davvero poco, la visita permette l’accesso agli appartamenti imperiali del palazzo di Hofburg. Ecco, quelli valgono la pena. Nel prezzo, che è di €20 per gli adulti, è compresa l’audioguida: prendetela, perché racconta tante cose interessanti sulla vita di corte ai tempi di Francesco Giuseppe e della moglie Elisabetta. La visita dura circa un’ora e mezza.






Nello stesso complesso si trova anche la Scuola di Equitazione Spagnola, famosa per l’addestramento dei cavalli Lipizzani secondo i principi dell’alta scuola classica. I movimenti sono eleganti e coreografati, richiedono anni di preparazione. Noi abbiamo scelto di non visitarla e di non partecipare a nessun evento ma sappiate che è tutto molto vicino e, se voleste fare entrambe le cose, varrebbe la pena fare tutto lo stesso giorno.


Nel pomeriggio ci siamo dedicati a una delle cose che aspettavo di più: la Heidi Horten Collection. Abbiamo scelto di visitare questo museo rinunciando all’adiacente Albertina, al Leopold Museum e ai musei del Quartiere dei Musei. Abbiamo messo il cuore qui, e siamo stati ben ricompensati. Per me, questa visita è valsa il viaggio.
La collezione è pazzesca: Warhol, Picasso, Klimt, Schiele, Basquiat, Klee, Matisse, Pollock, Lichtenstein, Fontana, Munch… insomma, artistucoli da nulla. La struttura è moderna, l’allestimento curatissimo, e anche la storia dietro a tutto questo merita di essere raccontata. Il biglietto d’ingresso costa €16 per gli adulti.


Heidi Horten era la moglie di Helmut Horten, imprenditore tedesco che si arricchì durante il periodo nazista acquistando aziende da ebrei costretti a vendere. Un passato pesante, che ha sollevato molte polemiche, soprattutto in occasione della vendita all’asta dei suoi gioielli. Heidi non ha mai rinnegato l’origine controversa della sua fortuna. Anzi, ha scelto di “espiare” in modo silenzioso ma potente, aprendo al pubblico una delle collezioni private più straordinarie d’Europa. La Heidi Horten Collection non è solo un museo, ma un gesto di restituzione. Un modo per trasformare una ricchezza nata in un contesto oscuro in uno spazio di bellezza, accesso e riflessione. La fondazione che gestisce il museo ha dichiarato esplicitamente l’intento di promuovere trasparenza e responsabilità storica. E questo si percepisce: non è solo una sfilata di capolavori, ma un luogo che invita a pensare.






In ogni caso, è stata la cosa più bella che abbiamo visto in città, per me.
Giorno 3: Schönbrunn, Hietzing e Hundertwasser
Se gli appartamenti reali di Hofburg aiutano a capire qualcosa della vita dei regnanti austriaci, quelli di Schönbrunn sono un’immersione totale nella storia degli Asburgo.
Qualche info pratica: se, come noi, volete visitare
- gli appartamenti reali,
- le sale di rappresentanza,
- il labirinto,
- la Gloriette,
- il giardino dell’Orangerie,
allora vi consiglio di scegliere il Classic Pass, che costa €40 a persona e comprende l’audioguida per i locali del palazzo. Sono escluse solo le due serre dei giardini botanici e lo zoo. Le serre le abbiamo visitate pagando un biglietto a parte (€13 circa), lo zoo invece no.
Il biglietto (che consiglio di acquistare online con qualche giorno di anticipo) riporta una data e una fascia oraria di 15 minuti. L’appuntamento va rispettato rigorosamente, altrimenti il biglietto viene annullato e tocca rifarlo da capo.
⚠️ Nota bene: i giardini di Schönbrunn, Hofburg e Belvedere sono gratuiti e aperti al pubblico, come gli altri giardini cittadini. Trattandosi di spazi cintati, vengono chiusi a una certa ora, ma di giorno sono fruibili senza bisogno di biglietto.



La visita del palazzo dura circa due ore se fatta con calma (qualcosa meno se non c’è troppa ressa). Per il parco, dipende da quanto volete fermarvi e da cosa volete visitare. Noi siamo rimasti nel complesso circa 3 ore e mezza, ma abbiamo girato solo una piccola parte dei giardini. Per dire: non siamo neanche saliti sulla famosa scalinata esterna del palazzo che dà sul parco.






Nel palazzo si vedono prima gli appartamenti di Francesco Giuseppe e Sissi, poi le sale di rappresentanza e infine quelle di Maria Teresa. Noi siamo andati fuori di testa, come al solito, per i dettagli: tappezzerie, tende, pavimenti, stucchi… sublimi. Probabilmente alcune stanze non le ho neanche guardate nella loro interezza, ma mi sono fissata su particolari che mi avevano catturata. Tipico.




La passeggiata nel parco è super piacevole. Noi ci siamo stati a fine ottobre: c’era il sole ma faceva freschetto, e il foliage di alberi e siepi, insieme all’azzurro limpido del cielo, ha reso tutto incantevole.
⚠️ Nota sulle serre: da grandi appassionati della materia, le abbiamo visitate entrambe. Deludenti. La prima, dedicata alla vegetazione desertica, ospita anche gabbie con tartarughe giganti, roditori e rettili che, onestamente, non dovrebbero stare lì – non mi ero documentata bene, altrimenti col cazzo che ci sarei andata. La seconda, dedicata alla vegetazione tropicale, non è nulla di che, soprattutto se avete già visto giardini botanici importanti (per me, i Kew Gardens di Londra restano il top). Il biglietto combinato costa circa €13, e con il senno di poi, me li risparmierei.






Con una bella passeggiata in salita si arriva alla Gloriette. Da lì la vista sul palazzo e sulla città è favolosa. Noi ci siamo saliti solo per quello (nell’edificio non siamo neanche entrati, per mancanza di tempo e anche un po’ di interesse), e perché da lì si raggiunge facilmente uno degli highlight del nostro viaggio: il cimitero di Hietzing.



Hietzing è un gioiellino di quartiere. Se vi capita, fateci una passeggiata: ville, parchi, negozietti curatissimi… Nel cimitero riposano Otto Wagner (il principale architetto dell’Impero Asburgico) e Gustav Klimt. La sua tomba, semplicissima, trasmette una pace impossibile da ignorare. Se avete tempo, prendetevi qualche attimo per contemplare il luogo e il silenzio che vi regna.



Ritornati verso la metro (alcune fermate sono state progettate proprio da Wagner e sono belle quanto opere d’arte), ci siamo spostati per visitare una delle attrazioni che attendevo con più curiosità: la Kunst Haus, ovvero la casa museo di Hundertwasser, uno degli artisti viennesi più eclettici e visionari di sempre. Credetemi: anche questa visita vale la pena. Il biglietto costa €16 per gli adulti.
Il palazzo in cui si trova è stato progettato proprio da Hundertwasser, che aveva un interesse altissimo, oltre che per il bello, anche e soprattutto per la salvaguardia ambientale. Troverete mini-serre, giardini pensili e cascate qua e là, e credetemi: rimarrete a bocca aperta. La ringhiera delle scale è fatta con materiali di recupero, ci sono pietre e vetri colorati ovunque… boh, fatico anche solo a descriverlo, perché va visto. Così come vanno viste le sue opere, ospitate nei primi due piani dell’edificio: sono belle, belle, belle. Prendetevi del tempo per osservarle dapprima nella loro interezza e poi per studiare i particolari. Vi garantisco che non vi deluderanno.






Se poi avete voglia e tempo, l’edificio ospita anche un cafè (con diverse proposte vegane, tra l’altro), ovviamente sempre in stile con tutto il resto dell’ambiente.
Giorno 4: i classici rimasugli da ultimo giorno di viaggio
Come da copione, l’ultimo giorno di viaggio è sempre un po’ quello dello scazzo. Sei ancora in giro ma con la testa stai già pensando al rientro e a tutto quello che ne consegue. In genere, quindi, noi lo riserviamo per vedere quello che non abbiamo avuto tempo di visitare nei giorni precedenti, per una passeggiata di saluto ai luoghi che stiamo per lasciare, o per una pausa pranzo lenta e rilassata in perfetto stile domenicale.
Siamo ripassati dall’Innere Stadt per una visitina al volo al Duomo e alle vie circostanti che avevamo saltato il primo giorno. In Austria era giorno di festa nazionale e la città era abbastanza “deserta” (quanto meno, rispetto allo standard) quindi un giretto in centro meritava ancora di più.



Poi siamo tornati sulle orme di Hundertwasser visitando il suo Village. I negozi all’interno vendono le peggiori cianfrusaglie e paccottiglie della storia dei souvenir viennesi, ma fate comunque un giretto nella struttura per vederne l’architettura. Di fronte si trova la casa più famosa di tutta Vienna. Il cortile interno mi ha ricordato tanto quelli berlinesi, e mi sono sentita un pochino a casa. Tempo di visita? Il tempo di raggiungere il luogo, praticamente. Noi ci siamo passati andando al Prater, perché era sulla strada.



Il Prater è il parco cittadino più famoso, anche (e soprattutto) grazie alla sua storica ruota panoramica. Me la ricordo ancora quando la vidi da tredicenne nella mia prima visita a Vienna: è davvero bellissima. Non ci siamo saliti, per mancanza di voglia e tempo, ma anche da giù fa la sua sporca figura. Prima della ruota, ora, c’è un luna park rivoltante. Il parco in sé è molto bello, ma vivendo a un metro dal Parco di Monza, trovo che l’unica vera differenza – oltre alla ruota – sia la presenza del tram che lo percorre. Diciamo che non ci ritornerei apposta.


Poi siamo andati a pranzo e lì siamo rimasti per ore prima di rientrare in hotel, recuperare il bagaglio e muoverci verso l’aeroporto con Uber e prendere il volo delle 18.35.
E quindi?
Vienna è bella come la ricordavo, forse anche un po’ di più. È maestosa e raffinata allo stesso tempo. La vibrante attività culturale fa il paio con l’atmosfera rilassata dei suoi cafè, dove la lentezza e l’attesa sono ancora sinonimo di premura verso l’ospite. È sicuramente una città in cui mi sono sentita completamente a mio agio in ogni momento, e in cui anche solo prendere un mezzo pubblico è fonte di bellezza per i luoghi attraversati.






Non è la città del cuore, o una di quelle, però ci tornerei con grande piacere per approfondire alcune visite ed esperienze che, per mancanza di tempo, abbiamo dovuto accantonare: assistere a un concerto, visitare l’Albertina Museum, e mangiare a un chioschetto di würstel (ormai tutti vendono anche la versione vegana), su tutti.
A proposito di cibo (e di pause, in generale), ho scritto un secondo articolo che trovate QUI su dove mangiare (vegano, ma non solo) in città.

Ma quanto mi hai ispirata con questo articolo? Ho un brutto ricordo di Vienna perché ci sono stata secoli fa per due giorni in occasione di un viaggio di lavoro: appena atterrata mi è esploso un mal di denti terribile e ho passato le 48 ore successive in preda al dolore e allo stordimento dato dalle dosi massicce di antidolorifici vari che ho mischiato. Quindi vorrei darle una seconda chance e infatti sto pensando di tornarci la prossima primavera perché ci sarà una mezza maratona che vorrei fare – chissà se ci riuscirò – quindi i tuoi consigli mi saranno utilissimi!
Grazie Silvia. Vienna è una città bellissima e super vivibile. In 4 giorni abbiamo dovuto fare, per forza di cose, delle scelte, ma saremmo potuti stare lì un mese intero e avremmo trovato tutti i giorni qualcosa di nuovo da fare. Individua ciò che è più nelle tue corde, oltre alla mezza maratona, ovviamente, e datti alla scoperta di questo splendore. Un abbraccio.