Nella primo articolo sullo Sri Lanka, che trovate quiSri Lanka: il nostro super itinerario di 15 giorni – Parte 1, vi ho raccontato come abbiamo costruito l’itinerario e cosa abbiamo visto tra Galle, Udawalawe ed Ella. Ora entriamo nel cuore culturale e spirituale dello Sri Lanka: piantagioni di tè, templi millenari, affreschi rupestri e giardini botanici da togliere il fiato.
Ecco la seconda parte del nostro viaggio, tappa per tappa.
Il giorno successivo all’arrivo ad Ella, abbiamo percorso la tratta ferroviaria fino a Nanuoya con il famoso treno panoramico. E qui mi sento di fare uno spiegone necessario: siamo noi turisti a definirlo “panoramico”. Per i singalesi della zona, è semplicemente un treno locale, tipo il Desio –Limbiate, di cui possiamo dire tutto tranne che sia panoramico. Anche la situazione all’ingresso e all’interno della stazione ricorda una fascia garantita in giornata di sciopero Trenord: un caos totale e completamente disorganizzato. Un po’ un “lasciate ogni speranza, voi che entrate”.



Sul treno troverete turisti stranieri, turisti srilankesi e locali che lo usano come mezzo pubblico. E, al di là della bellezza (sconvolgente) di alcuni tratti del percorso — dove si attraversano piantagioni di tè da cartolina, colline verdissime, foreste rigogliose e campi coltivati (soprattutto a carote, che personalmente detesto, ma con quel ciuffetto che spunta dal terreno sono davvero fotogeniche) — è proprio l’interazione con le persone del posto a rendere speciale l’esperienza.


Pensavo fosse una super mega cagata turistica, e invece è stato bellissimo. Sì, ok, alla fine è un treno, ma io ho fatto quasi tutta la tratta al portello, chiacchierando con dei signori locali che avevano preso in simpatia Fede e me. Ci hanno offerto biscotti e fatto da ciceroni per tutto il tempo, raccontandoci curiosità e storie del territorio.



⚠️ Attenzione: i biglietti si possono acquistare con diverse settimane di anticipo (mi pare un mese), ma devono essere comprati. Non pensate di arrivare lì all’ultimo momento e trovarli: impossibile. Vanno sold out in pochissimo tempo.
Alla stazione di destinazione, abbiamo recuperato il nostro driver e ci siamo spostati a Nuwara Eliya per la visita alle piantagioni di tè e alla fabbrica. Ora, posto che con tutto il tè che mi bevo io avrebbero dovuto pagare loro me, non è stata una grande esperienza. Interessante vedere la sala di essiccazione e quella dove le foglie vengono tritate, ma niente più di questo. Abbiamo comprato un paio di confezioni giusto perché eravamo lì (sappiate che sono, ovviamente, carissime), ma la cosa bella della zona è vedere le piantagioni. Noi siamo stati al Damro Labookellie Tea Centre, ma è pieno di fabbriche e credo che una valga l’altra.



Segnalo che noi non abbiamo dormito a Nuwara Eliya, che è famosa — oltre che per le piantagioni — anche per l’architettura coloniale, molto “british” (c’è addirittura l’ippodromo…). Mi ero informata sull’eventualità di fare un pernotto qui ma, dal mio punto di vista, non ne valeva la pena. Lungo il percorso abbiamo incontrato diverse coppie che si sono fermate dopo aver pernottato anche a Ella e Kandy e, con il senno di poi, se ne sono pentite. Penso sia carino se si hanno molti giorni a disposizione, altrimenti del tutto trascurabile.
Nella zona, passando in auto, ci sono anche un sacco di cascate molto belle. Fateci caso.
Anche a Kandy abbiamo dormito una sola notte. L’hotel scelto è stato The Trees, che è, oltre che molto bello, proprio vista Tempio del Dente. È “caretto”, sì, ma la piscina a sfioro sul rooftop, la vista e le dotazioni della stanza meritano. Lo abbiamo scelto perché pochi giorni prima di noi ci era stata una coppia di amici e si erano trovati bene. Sono felice di aver cambiato all’ultimo la prenotazione che avevamo (per il vetusto Cinnamon Citadel) ed essere stati qui.
Segnalo che a cena, nel ristorante dell’hotel, abbiamo preso l’Hyderabadi Pot Biriyani. Non chiedetemi cosa ci fosse dentro (sicuramente riso, spezie, lenticchie, uvetta e altro…), ma è uno dei piatti più buoni che abbia mai mangiato in vita mia. Che si sappia!




A Kandy ci sono due luoghi da visitare: il primo è il Tempio del Dente, dove è custodita la reliquia del dente di Buddha. È uno dei due siti religiosi, ancora in uso, più importanti del Paese. Noi l’abbiamo visitato durante una delle cerimonie giornaliere di preghiera. Ci è piaciuto, ma non ci ha fatto strappare i capelli per l’entusiasmo.




Il secondo luogo sono i Giardini Botanici Reali di Peradeniya, poco fuori città. Direi che, più belli di così, penso di aver visto solo i Kew Gardens di Londra (con le ovvie differenze dovute al clima e alla necessità di usare o meno le serre). E credo di aver detto tutto. Boom, baby!!!
A parte che hanno delle palme e non hanno evidentemente paura a usarle, a parte che sono giganteschi e noi abbiamo deliberatamente scelto di saltare alcune parti (altrimenti saremmo ancora lì), a parte che sono curatissimi… qui ci sono tre cose assolutamente imperdibili:
1) la Caggabe Palm Avenue: attenzione, ci sono tanti viali con palme, ma questo è quello più maestoso e scenografico. Lo riconoscete perché ci sono due file ordinatissime di palme a doppia altezza;
2) i Cannonball Tree (Couroupita guianensis), alberi originari del Sud America che producono fiori spettacolari e frutti tondi e pesanti come palle di cannone. Meglio non starci sotto quando cadono! Evitando trauma cranici, avrete anche la possibilità di ammirarli perché meritano davvero;
3) la simpatica colonia di pipistrelli della frutta, che vive tra gli alberi del parco. Sono migliaia, fanno un gran baccano (tipo venditori di ortaggi al mercato Ballarò di Palermo) e sono adorabili. Ogni notte percorrono fino a 15 km per cercare cibo. Non abbiate paura perché non vi considerano minimamente: sono troppo presi a far cagnara tra loro e a farsi aria con un’ala. Adorabili.






Da Kandy ci siamo spostati nella zona di Sigiriya, che rappresenta un po’ il centro geografico — e turistico — del Paese. Abbiamo pernottato per tre notti all’Amba Yaalu, un luogo talmente bello che ci sarei rimasta volentieri altre mille.
Innanzitutto, è gestito interamente da personale femminile: dalla manager alle chef, dal personale della reception a quello di sala e manutenzione. Ha una piscina a sfioro spettacolare che si affaccia su un frutteto di manghi e su uno dei tanti laghi dello Sri Lanka, dove la sera, talvolta, gli elefanti vanno ad abbeverarsi (noi abbiamo avuto la fortuna di vederne uno).
Uno dei luoghi più belli in assoluto in cui abbiamo dormito durante i nostri viaggi.




Da qui si raggiungono facilmente alcuni dei siti culturali più importanti dello Sri Lanka.
Il primo è senz’altro la Rocca di Sigiriya, ormai diventata il simbolo turistico del Paese. Salire in cima è abbastanza impegnativo: ci sono circa 1200 gradini, alcuni scavati nella roccia, altri su passerelle che non si capisce come stiano su. Ma se ce l’ho fatta io, ce la può fare chiunque non abbia reali problemi di deambulazione.
Sulla cima troverete una vista mozzafiato sulla pianura circostante e le rovine dell’antico palazzo costruito nel V secolo dal re Kashyapa. Quello che non troverete, invece, è l’ombra! Quindi partite muniti di acqua, scarpe comode e magari un cappellino per evitare un’insolazione.
Dopo essere saliti fino in cima, si scende un pezzettino e poi si risale lungo una scala a chiocciola che conduce agli affreschi delle Fanciulle di Sigiriya, forse danzatrici, forse concubine, forse entrambe le cose…
Queste pitture rupestri, sempre risalenti al V secolo, sono straordinarie: raffigurano figure femminili adornate di gioielli, fiori e veli leggeri, e sono considerate uno dei rarissimi esempi di pittura profana dell’Asia antica. Originariamente erano almeno 500, ma oggi ne restano visibili meno di una trentina.
È forse l’unico ciclo di affreschi non religioso giunto fino a noi in Sri Lanka, e questo lo rende ancora più speciale.









Il secondo luogo da visitare nella zona della pianura centrale del Paese è l’antica cittadella di Polonnaruwa. È talmente vasta e la sua storia così importante che abbiamo deciso di affidarci a una guida locale autorizzata. Il tour è costato 30 $ e ha avuto una durata di circa 3 ore.
⚠️ Sappiate che nelle guide turistiche principali viene consigliato di noleggiare una bici per girare il sito. Ecco: se non volete morire di caldo, almeno nel periodo della nostra estate, evitate come la peste! Credetemi: fa tanto, tanto, tanto caldo.
Noi ci siamo spostati con l’auto guidata dal nostro driver, e la visita è stata impostata dalla guida.
Polonnaruwa è stata l’antica capitale dello Sri Lanka, e tra i suoi templi (di cui oggi restano le rovine) è stato conservato il Dente di Buddha, lo stesso che oggi si trova a Kandy.
Il sito è molto interessante, ricco di storia e spiritualità, ma — tra i tre grandi siti della zona — è quello che mi è piaciuto meno.
Molto affascinante, certo, ma penso meno di Sigiriya (per la vista mozzafiato) e sicuramente meno del Cave Temple di Dambulla, che per me è la cosa più bella di tutto il viaggio.






E arriviamo proprio al Cave Temple di Dambulla. Si tratta di un complesso di cinque grotte scavate nella roccia, che ospitano sale del monastero interamente affrescate e piene zeppe di statue del Buddha, di diverse dimensioni e posizioni, scolpite anch’esse nella roccia. Cioè, una cosa incredibile!
Chi mi conosce — o magari ha letto altri articoli del blog — sa che ho una passione per i pavimenti (sì, c’è gente che va al cinema, mentre io guardo i pavimenti nel tempo libero… e allora? C’è qualche problema? 😄). Ma qui ho trovato un tripudio di soffitti. Non sapevo più dove guardare. Pazzesco.
⚠️ Attenzione! Le grotte sono numerate dalla 1 alla 5, ma… MA!
La grotta n. 5, l’ultima in fondo, è la meno interessante. C’è un mega Buddha sdraiato lungo quanto la via in cui abito, ma è il meno pregevole. Iniziate quindi da questa.
La grotta n. 1, la prima che si incontra entrando nel complesso, è anch’essa un po’ trascurabile rispetto alle altre (e anche qui, a farla da padrone, c’è un altro Buddha sdraiato, oltre a un cherubino in stile rinascimentale italiano e di dubbio gusto dipinto su una parete che proprio non ci si spiega!).
Le altre grotte, dalla quarta alla seconda, sono un crescendo di ambienti sensazionali.
Quindi, posto che nemmeno io che le ho viste ho capito forse lo spiegone delle righe precedenti 😅, e volendo recappare un attimo per sfruttare al massimo l’effetto “wow”, le grotte andrebbero viste in questo ordine: 5 → 1 → 4 → 3 → 2.
Così facendo, ogni grotta sarà più sorprendente della precedente, e l’esperienza sarà davvero memorabile. La cosa più importante della grotta n. 2 del Cave Temple di Dambulla sono i soffitti. Prima di visitare il monastero, documentatevi e andate a cercare tra gli affreschi:
1) l’elefante che appare in sogno alla madre del Principe Siddharta,
2) le tentazioni di Buddha, con demoni e donne,
3) la sua vittoria su di esse.
Sono stupendi, e cercarli è divertente come una caccia al tesoro.









⚠️ A proposito di divertimento: il Cave Temple di Dambulla, esattamente come il Tempio del Dente di Kandy e quello di Anuradhapura (di cui parlerò più avanti), sono luoghi di culto ancora attivi per i singalesi.
Sebbene molti turisti pensino di essere i padroni delle attrazioni per il solo fatto di aver pagato l’ingresso, non è così.
Questi luoghi meritano rispetto, silenzio e attenzione. Entrare con consapevolezza rende l’esperienza molto più autentica e significativa. E, ricordatevi le calze perchè in tutti i luoghi di culto si entra scalzi e, in molti casi, i pavimenti su cui poggerete i piedi saranno roventi per il sole. In alcuni punti abbiamo faticato anche con le calze, figuriamoci a piedi nudi.
In zona, ci sono anche alcuni luoghi assolutamente da non perdere:
1) la gigantesca statua del Buddha dell’Aukana Temple, alta circa 12 metri, scolpita direttamente nella roccia nel V secolo durante il regno del re Dhatusena. È considerata una delle più belle statue antiche del Buddha in piedi dello Sri Lanka, e si trova vicino al lago artificiale Kala Wewa. La postura del Buddha, con la mano destra alzata in segno di benedizione (Aukana Mudra), trasmette un senso di pace e protezione;


2) il Tempio rupestre di Aluvihare, anch’esso scavato nella roccia come il Cave Temple di Dambulla, ma di dimensioni più contenute. È famoso e importantissimo perché qui, nel I secolo a.C., durante il regno del re Valagamba, furono trascritti per la prima volta i testi sacri del Buddhismo Theravāda, il Tripitaka, su foglie di palma (ola leaves). Un luogo carico di storia e spiritualità;




3) il mercato all’ingrosso di verdura di Dambulla, noto come Dambulla Dedicated Economic Centre, è un luogo assolutamente anarchico e divertentissimo. Vedrete ortaggi di cui non immaginate neppure l’esistenza, e il tripudio di auto, furgoncini, bilici e gli immancabili tuc tuc è travolgente — in tutti i sensi.
Trattandosi di un mercato di frutta e verdura, non c’è il rischio di vedere animali in gabbia o carcasse, il che lo rende praticamente un sogno!;






4) il Sam Popham Arboretum, l’unico arboreto della zona secca dello Sri Lanka, dove di notte — già dalle 19:00/19:30, visto che fa buio presto — è possibile fare un safari notturno di circa due ore per l’avvistamento di animali rari come il Grey Slender Loris, il pangolino (difficilissimo da vedere), e diverse specie di pipistrelli.
Noi siamo stati fortunatissimi: abbiamo visto un lori adulto e poi un cucciolino. Sono tenerissimi e sembrano usciti da un altro pianeta.


⚠️ Nota importante: nella zona di Sigiriya fa molto caldo durante il periodo della nostra estate. Cercate alloggi con piscina e, se avete tempo, pianificate le visite in tre giorni diversi così da potervi godere un po’ di relax nelle ore più calde. Non ve ne pentirete.
Noi cercavamo di rientrare sempre verso l’ora di pranzo e ce ne stavamo spaparanzati nella piscina immersa nel frutteto fino a sera.
Tenete conto che, in agosto, alle 18:00 è già buio, quindi pianificate il tour di conseguenza.
Da Sigiriya ci siamo spostati verso la costa est, la migliore per chi voglia fare mare nel periodo della nostra estate. Abbiamo scelto di fermarci 5 notti (4 giorni interi) all’Uppuveli Beach by DSK, sull’omonima spiaggia.
A parte la fortuna di aver ricevuto un upgrade gratuito da una stanza con patio a una villa con piscina privata, il luogo è incantevole: il mare è bellissimo e un giardino di palme separa la struttura del resort dalla spiaggia.
Sono state giornate di riposo, lettura, succo di mango e drink vari. Un sogno.






Se avete voglia — secondo me merita — fate un giretto al Fort Frederick, a Trincomalee (per gli amici, “Trinco” 😉), dove si può visitare il tempio hindu di Koneswaram.
Il tempio, noto anche come “Temple of a Thousand Pillars”, è uno dei più importanti luoghi di culto hindu dell’isola, ricostruito dopo la distruzione da parte dei portoghesi nel XVII secolo.
È un tempio induista, ma essendo il più grande della zona, ospita anche un’area dedicata ai fedeli buddisti. Ovviamente, la sobrietà tipica dell’induismo ha colpito anche qui… 😅



Secondo me, però, la cosa più bella di quel posto è proprio il forte in cui si trova.
Fort Frederick è una fortificazione coloniale costruita dai portoghesi nel 1624, poi ampliata dagli olandesi e infine utilizzata dagli inglesi. Oggi ospita installazioni militari ancora attive, ma è anche accessibile ai visitatori.
Il mio consiglio è di arrivare al tempio con un mezzo di trasporto (auto o tuc tuc) e poi scendere a piedi, passeggiando all’ombra dei banyan tra cerbiatti liberi e edifici coloniali — alcuni ancora in uso, altri fatiscenti — invasi dalle radici degli alberi.
È un luogo affascinante, dove la natura e la storia si intrecciano in modo spettacolare.




Sempre nei dintorni di Trinco, ci sono le rovine del tempio buddista di Velgam Vehera.
Ci ha condotto lì inaspettatamente il nostro autista, e ci è piaciuto tantissimo.
Non è imponente come Polonnaruwa o come Aukana, ma è ricco di storia e spiritualità: fu fondato oltre 2000 anni fa dal re Devanampiya Tissa, il primo sovrano buddista dello Sri Lanka.
È uno dei pochi templi antichi venerati sia da buddisti singalesi che tamil, e conserva iscrizioni in lingua tamil che testimoniano questa convivenza religiosa.
Abbiamo avuto modo di chiacchierare con un monaco, e la sua fierezza per quel sito archeologico ci ha commosso moltissimo. Agli scavi ha lavorato anche un archeologo italiano e le sue foto sono appese all’entrata del tempio.


Dopo la sosta al mare, abbiamo attraversato lo Sri Lanka in una sola giornata, spostandoci dalla costa est a quella ovest.
Lungo il tragitto ci siamo fermati al sito archeologico e religioso di Anuradhapura, che — insieme al Tempio del Dente di Kandy — è il luogo più caro ai fedeli buddisti singalesi. Perché? Perché qui si trova il Jaya Sri Maha Bodhi, un albero sacro che si ritiene sia cresciuto da una talea dell’albero originale sotto il quale Buddha raggiunse l’Illuminazione a Bodh Gaya, in India.
L’albero originario fu distrutto nel tempo, ma nel 236 a.C., la monaca buddista Sangamitta Theri, figlia dell’imperatore indiano Ashoka, portò un ramo del Bodhi Tree in Sri Lanka, dove fu piantato dal re Devanampiya Tissa.
Oggi, il Jaya Sri Maha Bodhi è considerato l’albero piantato dall’uomo più antico del mondo con una data di impianto documentata.
Da questo albero sono state prese talee che sono poi state piantate in numerosi templi del Paese, diventando i vari alberi della Bodhi che si vedono ovunque in Sri Lanka.
Il sito è veneratissimo, e visitarlo è un’esperienza intensa: tra pellegrini in preghiera, offerte di fiori e canti, si percepisce chiaramente quanto profonda sia la devozione che circonda questo luogo.









Oltre a essere spiritualmente toccante, il sito archeologico di Anuradhapura è immenso. Come già fatto con Polonnaruwa, ci siamo affidati a una guida locale autorizzata che ci ha accompagnato per un tour di circa 3 ore.
Nel sito si trovano tre grandi monasteri storici:
1) Ruwanwelisaya – ancora attivo e utilizzato, riconoscibile per il suo intonaco bianco che richiama l’aspetto originario delle stupa.
2) Jetavanaramaya – restaurato con mattoni a vista, è uno dei più grandi del mondo buddista. Si dice che con i suoi milioni di mattoni si potrebbe costruire un muro alto tre metri che collega Londra ed Edimburgo.
3) Abhayagiri Dagoba – anch’esso restaurato con mattoni, era il centro di una scuola buddista che accoglieva anche influenze mahayana.
Ma Anuradhapura non è solo stupa e dagoba. Il sito ospita anche le antiche piscine cerimoniali, come il Kuttam Pokuna (Twin Ponds), usate dai monaci per le abluzioni e incredibilmente ben conservate, grande testimonianza dell’ingegneria idraulica avanzata dell’epoca, e le rovine dei monasteri dove vivevano i monaci, con cortili, celle, sale di meditazione e spazi comuni. Camminare tra queste rovine dà un’idea concreta della vita monastica di secoli fa.
🔆 Ripeto quanto già scritto in precedenza, perché qui è davvero fondamentale: mettetevi le calze!
Se poi avete due paia da sovrapporre, è il momento di usarle. Le pietre delle pavimentazioni che circondano gli stupa sono roventi, e non c’è un briciolo d’ombra. Fidatevi: non è il momento per fare gli eroi. Ci sono stati dei punti dove, nonostante le calze, ci siamo dovuti mettere a correre perchè pareva di stare sui carboni ardenti.
Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto il bellissimo alloggio per le due notti seguenti, il Cloud Nine Wilpattu. Voglio precisare una cosa sul tema: non è un posto per tutti. Le stanze sono completamente immerse nella natura, quindi a volte le si divide con insetti (anche insettoni) e gechi. Per noi non ha rappresentato un problema, ma conosco diverse persone che avrebbero davvero faticato a trascorrerci la notte. Premesso questo, la zona di Wilpattu non è ancora turisticamente sviluppata (e questo è bene), quindi gli alloggi sono pochi.



A Wilpattu si va per il Parco Nazionale, che è il più grande del Paese per estensione ed è ancora molto poco frequentato. Qui si può fare il safari di mezza giornata o di una giornata intera; noi abbiamo scelto la seconda opzione e abbiamo fatto benone! Abbiamo visto un sacco di animali, compresi due leopardi, e i panorami sono meravigliosi. Affidatevi però a una guida esperta perché, come per ogni safari, fa la differenza. La nostra l’ha contattata e prenotata il nostro driver.






⚠️ Attenzione: all’interno del parco non ci sono luoghi di ristoro, quindi portatevi da bere e da mangiare. Ci sono bagni pubblici qua e là, ma per raggiungerli ci vuole un bel po’ e non si può assolutamente scendere dall’auto. Se dovete usarli, cercate di avvisare con anticipo.
L’ultima notte nello Sri Lanka l’abbiamo trascorsa a Negombo e non siamo mai usciti dall’hotel (il bellissimo e comodissimo Belmont Boutique Hotel). L’aeroporto è a 20 minuti di strada dall’hotel e, compreso nel prezzo, c’è il servizio navetta. Ci siamo goduti la piscinetta, abbiamo fatto le valigie e cenato sul rooftop con una vista meravigliosa sul tramonto. Ci siamo congedati con pigrizia da questo Paese che ci ha dato tanto e che ci ha frastornati tra bellezza e spiritualità.



E quindi è stato tutto meraviglioso? Ni.
Lo Sri Lanka ci ha accolti con il suo caos gentile, i suoi colori saturi e la sua spiritualità silenziosa. Abbiamo camminato tra rovine e frutteti, ascoltato mantra e onde, e ci siamo lasciati sorprendere ogni giorno. Alla domanda “Ma quindi è andato tutto bene?”, la risposta sarebbe sì — per i luoghi, le persone, il cibo, la natura, le esperienze. Tutto è stato meraviglioso.
Ma c’è un “ma”, e non riesco a ignorarlo: il randagismo.
Non ho mai visto così tanti cani per strada, neanche nel sud-est asiatico. Alcuni malati, altri feriti, tutti invisibili. E io, che avrei voluto salvarli tutti, mi sono ritrovata a voltarmi dall’altra parte più volte di quanto avrei voluto. È stato l’unico punto dolente del viaggio, ma così forte da lasciarmi emotivamente affaticata. Per chi è fortemente condizionato da questo aspetto, è un elemento da non sottovalutare nella pianificazione di un viaggio in questa parte di mondo. Non dico di non farlo, ma bisogna esserne coscienti — altrimenti diventa davvero difficile da gestire.









Io pensavo di essere preparata, dopo il cane arrosto del Vietnam. Ma non è stato così, e ho sofferto molto. E anche volendo far finta di nulla, si sente che lo spirito ne risente.
Per le prossime vacanze lunghe, ho deciso di prendermi una pausa da queste emozioni così intense. Ma lo Sri Lanka resterà con me — nei colori, nei sorrisi, nei mantra, e in quegli occhi randagi che non ho potuto dimenticare.
