Ridatemi le scomodità del viaggio

Che i viaggi mi manchino è innegabile. Che mi strugga al pensiero di quello che non sono riuscita a visitare nel 2020 e, con ogni probabilità, neanche nel 2021, è cosa assodata. Eppure, a mancarmi non sono tanto i luoghi, quanto alcune abitudini che prima davo per scontato ma che mi sono resa conto essere preziose tanto quanto esplorare posti lontani e mitici, pieni di bellezze naturali o di monumenti grandiosi.

Mi riferisco, in particolare, a quelle cose non evitabili per chi fa un certo tipo di viaggio che prima avrei saltato a piè pari invocando poteri sovrannaturali come il teletrasporto, la telecinesi, la capacità di prevenire i fenomeni meteorologici o, cosa più irrealizzabile di tutte, il possesso di ovaie affidabili. Quelle rotture di palle che fanno sì che, tornati da un viaggio, si guardi quasi con invidia a chi ha trascorso la vacanza in Liguria o sulla Riviera Adriatica insieme agli anziani che giocano a burraco e alle famiglie con bambini piccoli da portare sull’acquascivolo.

Bene. Io sono messa così male che non me ne frega nulla di poter viaggiare nei prossimi mesi ma ho un bisogno esagerato di convincermi che un giorno tornerò a farlo come lo facevo prima. E prometto che non mi lamenterò più, tranne in periodo preciclo dove non posso garantire di rispondere delle mie azioni, di quelle che prima consideravo le rotture di coglioni indicibili del viaggiare.

Eccone alcune, quelle che mi mancano di più!

Mi manca discutere con Fede per scegliere le date del viaggio, rilanciare i giorni che passano da dieci a più-o-meno-circa venti nel tempo di una prenotazione; mi manca il panico da richiesta delle ferie che tanto mi dicono sempre di sì, ma ogni volta me la faccio sotto come se stessi chiedendo a qualcuno di donarmi un rene per salvarmi la vita. Mi manca studiare a memoria l’itinerario per spiegarlo a chiunque me lo chieda e cambiarlo mille volte senza che mio marito riesca a impararlo fino a quando non saremo a destinazione.

Mi manca passare in rassegna il calendario mestruale estivo per fare quattro conti e decidere il susseguirsi delle tappe di un viaggio in base a come staranno messi approssimativamente i miei ormoni, salvo poi finire con il secondo giorno di ciclo (quello generalmente MALEDETTO) in un campo tendato nel Sahara con il bagno rotto e inutilizzabile (mi è successo davvero e ancora conservo gelosamente dentro di me quel trauma).

Mi manca quello strano fenomeno per cui, appena prenotiamo il biglietto aereo, dopo aver consultato anche l’astrologo ed esserci fatti fare i tarocchi e il piano astrale per trovare la miglior combinazione di prezzo, la compagnia farà una super offerta e, allo stesso costo speso da noi a persona, avrebbero viaggiato in quattro con bagagli extra speciali, posto gambe più largo di un metro e mezzo e upgrade in classe Premium.

Mi manca l’ansia prepartenza, la paura di aver avuto troppe aspettative, o che qualcosa possa andare storta, o che ci siano problemi con i documenti, o con le carte di credito. Quella sensazione che qualche ingranaggio potrebbe non funzionare bene e rovinare il “lavoro” di mesi di preparazione e di soldi, tanti soldi, spesi per l’impresa.

Mi manca arrivare in aeroporto quattro ore prima della partenza per paura di perdere l’aereo e poi stare lì senza sapere più come impegnare il tempo; profumare di ogni fragranza in vendita al duty free; essere sudata per il giubbino che preferisco non togliere perché poi avrei pure quello da portare, o avere freddo perché il giubbino l’ho effettivamente tolto e infilato nel bagaglio imbarcato. Mi manca l’istante in cui mi rendo conto di aver dimenticato qualcosa di fondamentale e quello in cui inizio a girare per i negozi dell’aeroporto alla disperata ricerca del suo degno sostituto, per poi comprare mille cose inutili e cercare di infilarle tutte nel bagaglio a mano!

IMG_20210314_154702[1]La noia dell’attesa in aeroporto: finisce sempre che mangiamo!

Mi manca arrabbiarci con quelli davanti a noi ai controlli di sicurezza che ancora non hanno capito che devono tenere pronti i documenti e che la quantità di liquidi del bagaglio a mano è limitata e che i prodotti vanno messi in bella vista in un sacchettino trasparente. Mi manca quello che non si muove al check-in e quello che prova a saltare la fila. Mi manca andare nel panico e caricarci come delle molle quando avvistiamo una famigliola scalcagnata con tre strillanti bambini piccoli al seguito perché sappiamo già che finiranno seduti proprio dietro di noi e urleranno e daranno calci ai nostri sedili per dieci fottutissime ore!

Mi mancano i pulmini degli aeroporti, quelli che normalmente rappresentano la morte appena ci rendiamo conto di non essere al finger, quelli in cui moriremo di caldo o di freddo, in piedi con bagagli a mano e zaini al seguito, dove cercheremo di mantenere l’equilibrio senza crollare addosso a qualcuno e senza che il trolley parta per falciare le gambe di altri passeggeri che stanno nella nostra stessa, precaria situazione.

Mi manca la stanchezza di un volo intercontinentale, il panico da “e se devo andare in bagno sull’aereo?” (e non si parla di fare la pipì!!!), l’aspettativa da catalogo film a disposizione dove cerco di vedere venti titoli diversi ma alla fine non me ne godo manco mezzo, la consapevolezza che passerò una notte sveglia (io da sola in tutto l’Airbus) mentre Fede si addormenterà prima ancora di aver allacciato la cintura di sicurezza.

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L’entusiasmo di Federico e i miei voli in solitaria.

Mi manca sbagliare a fare la valigia e ritrovarci con trenta mutande e un paio solo di calze, quindici apparenti bustine di balsamo per capelli che arrivati a destinazione si scoprono essere dei detergenti intimi; bestemmiare in dodici lingue differenti perché ho sottostimato il freddo che avrei trovato sul posto portandomi quindi la giacchetta della festa adatta a una calda e afosa serata estiva in un Paese del sud est asiatico, dimenticarmi il costume a casa. Mi manca la paura che il beauty delle medicine possa esplodere da un momento all’altro per quanto lo ho riempito e trovarmi con otto scatole di tachipirine da venti compresse ciascuna e nulla per digerire un hamburger con peperoni e cheddar all’aglio.

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Cose utilissime: il kway in Arizona!
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Il bucato di metà itinerario non si può evitare. I pantaloni iniziano a camminare da soli e rischiamo di dover pagare loro la cena!

Mi manca l’espressione di Fede quando nell’ennesimo motel americano senza ascensore ci assegnano una stanza in un piano diverso dal piano terra e la sua trasformazione in uno sherpa che movimenta bagagli pesanti come macigni e pieni di cose superflue ma, al tempo stesso, irrinunciabili. Le vene sulle tempie, il mal di testa, la schiena distrutta alla terza tappa su diciassette, la t-shirt fradicia, il fiatone così forte da far pensare a un enfisema polmonare e le bestemmie in turco per l’organizzazione delle borse che non permette di lasciare nulla in auto… ah, quanto è eroico mio marito che si presta ogni anno a questa tortura.

Mi manca il meteo che non collabora mai e che fa piovere a dirotto quando dobbiamo stare all’aperto tutto il giorno e fa splendere il sole con una temperatura stile Canarie in primavera quando abbiamo in programma visite al chiuso della durata di ore e ore. Mi manca passare il tempo con il telefono in mano per controllare se le previsioni cambieranno, discutendo con Fede che è molto più fatalista di me e che non capisce la mia preoccupazione in proposito.

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Dopo una scampata insolazione a Volubilis, Marocco. La mia maglia non era bicolor e il rosso della faccia non dipende dal filtro della fotocamera del telefono.

Mi manca quella stanchezza mortale che ci impedisce di uscire per andare a cena in qualche posto caratteristico (segnato come “imprescindibile” sulla guida) che finiamo per sostituire con una bustina di porridge pronto da scaldare nel microonde della stanza dell’albergo, quattro gallette di riso e due cetrioli acidissimi tagliati con un coltellaccio che, per fortuna, mio marito, emulatore di Bear Grylls, ha insistito tanto per portare.

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Cene di classe!

Mi manca aver impostato una parte di viaggio per visitare un luogo e poi non riuscirci per un qualsiasi tipo di imprevisto e mi manca perfino trovare qualcuno lungo il nostro itinerario che quel luogo lo ha visitato eccome e che ci ribadisce quanto siamo stati sfortunati ad averlo perso.

Mi manca anche la tristezza incredibile che accompagna gli ultimi giorni del viaggio, quando sappiamo che tutto sta per finire e ci invade quell’amara consapevolezza che difficilmente torneremo nei luoghi che abbiamo visitato e che stiamo per lasciare perché sono troppo lontani e li abbiamo amati così tanto che la seconda volta potrebbe non essere bella quanto la prima. Mi manca quello scazzo totale dell’attesa dell’ultimo aereo, quello che atterrerà nella nostra città, quello che non vediamo l’ora che atterri a destinazione, quello che ci riporta indietro diversi da come eravamo quando siamo partiti.

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La tristezza del volo di ritorno è immancabile.
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Questa si commenta da sola!

Mi manca dover disfare i bagagli, sistemare i souvenir, fare il bucato, sapere che il giorno dopo si rientra al lavoro, dover guardare le foto del viaggio. Mi manca quel senso di impotenza che mi prende quando cerco di raccontare a qualcuno che non c’era la bellezza di quello che abbiamo visto e fatto, quando, malgrado gli sforzi, non riesco a essere abbastanza empatica da trasmettere le emozioni provate che vanno ben al di là di una banale piacere estetico. E mi manca non poter già scegliere la meta per il viaggio dell’anno successivo con l’idea che l’andarci o meno dipenderà da tutta una serie di elementi dipendenti esclusivamente dalla nostra volontà.

 

 

 

Viaggiatrice povera, fotografa inesperta, pasticciona tecnologica, gattodipendente. Rifletto sul senso della vita e raccolgo dettagli che fanno la differenza. Ricordi, impressioni, immagini, incontri.

9 Comments

  1. Ahahaha!! Mi fai sempre tanto ridere, sei davvero brava ad usare le parole giuste che danno spessore al tuo racconto. Mi ci trovo anche io in molte cose che hai scritto, tipo le 4 ore prima in aeroporto perché metti che trovi coda per strada, oppure portare cose inadeguate (come il giubbino di jeans in Giappone ad Agosto con 3000 gradi) o il ciclo mestruale nei posti inadatti (ricordo ancora un bagno in Indonesia) o la stanchezza serale da non riuscire nemmeno a godersi una cena (che fa parte della vacanza tra l’altro). Però non ho mai fatto bucati di mezza vacanza e non mi è mai capitato di dimenticare cose a casa (se mai ne porto troppe) perché la check-list la studio con mesi di anticipo tanto quanto l’itinerario. E poi alla fine di ogni viaggio non vedo l’ora di rientrare a casa perché la mia casa mi manca e di fare la raminga continuando a cambiare hotel dopo un po’ mi stanca; non torno mai il giorno prima di rientrare in ufficio perché necessito di acclimamento come gli scalatori che si preparano l’ascesa all’Everest. E ho smesso di raccontare i miei viaggi se non espressamente richiesto perché ho capito che alle persone tendenzialmente non frega nulla se ho pranzato con gli esquimesi o se ho fatto un safari fotografico notturno. 🙂

    1. Io invece ancora ci provo a raccontare, soprattutto se mi chiedono. Probabilmente non riuscirò a esprimere tutte le emozioni provate, ma almeno avrò un’occasione in più per ripensarci. Se gli altri non sono degli “eletti”, non posso farmi carico io della loro situazione! 😎

  2. Oddio Ele….piango! Non avrei mai pensato che potessero mancarci tutte queste cose e invece: io aggiungo quelli che si alzano un’ora prima per mettersi in coda all’imbarco nonostante i posti assegnati e il dimenticarsi qualcosa al dodicesimo spostamento di fila (ciao ciao pantaloni lasciati in Sudafrica).
    Quello che è certo è che la gioia del viaggio è circolare: la gioia della partenza, la gioia del ritorno ❤

    1. Ah… Giusto, ci sono anche quelli che vorrebbero imbarcarsi prima ancora che arrivi il personale di terra ad aprire il gate. Come ho potuto dimenticarli???
      Sulla circolarità del viaggio, concordo pienamente. E comunque qui la lista si sta allungando di brutto!

  3. Beh, la pianificazione del calendario è un topic da discutere seriamente, mi pare ne sia afflitta la popolazione mondiale! Io lo rifaccio mille Mila volte e tutti gli anni mi riprometto “ah, ma il prossimo anno non mi fregano più eh!” per ritrovarmi sempre a combattere con le ferie in agosto…in ogni caso continuiamo a vivere di ricordi che i viaggi ci hanno regalato. Non vedo l’ora di tornare a costruire nuovi ricordi perché voglio invecchiare rincoglionita ma non senza storie da raccontare a chiunque mi capiti a tiro😊
    @mo16anni

  4. Elena, siamo molto simili! Anche io come te ho l’ansia quando devo chiedere le ferie – siamo in due e possiamo più o meno di chiudere quando vogliamo, purché sia ad agosto, quindi anche nel mio caso è del tutto ingiustificata. E la paranoia di aver dimenticato qualcosa di importante, cosa che è pressoché impossibile perché prima di partire divento ossessivo-compulsiva e controllo 1000 volte ogni cosa.
    Mi hai fatto morire dal ridere quando hai scritto che ti ritrovi con “otto scatole di tachipirine da venti compresse ciascuna e nulla per digerire un hamburger con peperoni e cheddar all’aglio”: verissimo! Ma la Coca Cola risolve tutto 😉
    E che dire di quella leggera ansia di quando hai appena prenotato un biglietto aereo e mentre aspetti la mail di conferma inizi a pensare: “avrò scelto l’aeroporto giusto? Non è che ho sbagliato clamorosamente le date?” Dimmi che non sono l’unica a cui manca anche questo…

    1. Ma eccomi qui, Silvia. Stai tranquilla che io pure ho sempre paura di aver preso il biglietto giusto. E dovresti vedermi prima di cliccare su “paga ora”… Se è un viaggio “modesto”, ok, ma se si tratta del biglietto per un viaggione deve esserci per forza Fede perché sono terrorizzata di fare la cazzata. Che poi…. sono io che lo compro, ma sapere che siamo in due a guardare quando lo faccio, mi dà serenità.
      Quando torneremo a fare tutto questo??? Mi sento morire…

  5. e tutti quei “mi manca” dicono solo una cosa: quando non possiamo vivere alcune cose per causa forza maggiore ne sentiamo fortemente la mancanza, fossero anche normalmente ritenute non proprio piacevoli!! e ciò significa che alla fine tutto ciò che viviamo intensamente e con passione lo apprezziamo comunque perché sappiamo quanto ci possa lasciare ed arricchirci.
    Brava Ele!

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